Casarola sorge ad un’altitudine di 446 metri sul livello del mare, sul versante sinistro della Valle della Sonna, anticamente detta Valle Bratta, territorio che cominciò ad essere frequentato dall’uomo 6˙000-10˙000 anni fa.
La zona nella quale si inserisce l’insediamento di Casarola è caratterizzata dalla presenza di un dolce declivio che venne dall’uomo utilizzato in parte per la silvicoltura, in particolare del castagneto, in parte per la viticoltura, che forniva una cospicua produzione vinaria. Ancora oggi Casarola mantiene un’ampia presenza di boschi di vecchia data.
La contrada si trova a poca distanza dalle chiese di San Michele e Santo Stefano della Bratta, fondate in epoca altomedioevale, che ancora conservano importanti parti di strutture antichissime e pregevoli affreschi ed opere d’arte.
Casarola è ricordata come insediamento nel 1270 ed all’interno di alcuni degli otto edifici che, insieme con palazzo Fracassetti, compongono la contrada antica, si trovano ancora riutilizzati nelle strutture successive elementi architettonici risalenti al XIV-XV secolo ed ai seguenti.
Nel 1388 a Casarola è documentato un ramo dell’importante famiglia Mangili, che da qui si diffuse in Val San Martino e nell’Isola.
Nel XVI secolo nella contrada si trasferirono i Fracassetti, un ramo di un altro antico ceppo, i Busi, che ha dato il nome al Comune di Torre de’ Busi.
Nella seconda metà del XVI secolo, nel 1567, Casarola contava 7 famiglie per un totale di 33 persone. In questo periodo arrivò addirittura ad ottenere l’autonomia comunale e, ad esempio nel 1592, troviamo appunto menzionato il Comune di Casarola, che nel 1596 compare invece come Ca’ Martinone e Casarola.
"Il -Castello- dell'antico Borgo Casarola domina il paesaggio immerso nel verde"
I Fracassetti si trasferirono poi a Murano per il commercio, mantenendo però anche il domicilio di Casarola. In laguna ebbero una famosa “pistorìa” (forneria) e si dedicarono anche al commercio di tele nazionali ed estere. Giovanni Francesco Fracassetti e suo zio furono aggregati alla nobiltà veneta. La famiglia nel 1644 fece edificare la chiesa in onore di San Simone, che ancor’oggi si trova nella contrada. Nell’anno giubilare 1675 Bernardino Fracassetti, abitante a Venezia, ottenne da papa Clemente X la reliquia del teschio di San Giulio, in onore del quale la famiglia fece costruire un altare nella parrocchiale di San Michele di Torre de’ Busi.
Nel 1706 Giovanni Angelo Fracassetti fece completamente riedificare l’abitazione della famiglia, costruendo l’importante edificio che ancor’oggi vediamo e che per la sua imponenza viene comunemente denominato “Castello”. Esso si articola in una planimetria irregolare con una parte padronale ed una rustica. Sono eccezionali la cantina e la tinaia, con la singolare ampiezza di circa 7.5x15 metri, per raccogliere l’immensa produzione vinaria dei vicini declivi. Da segnalare è anche la presenza di due stemmi Fracassetti, scolpiti nella chiave di volta di due portali, che alla torre ed ai due leoni della famiglia Busi (che compongono anche lo stemma del Comune), aggiungono il giglio ed il lambello che caratterizzano i Fracassetti. Va pure ricordata una lapide che rammenta la costruzione dell’edificio, collocata sulla porta che dalla cantina porta all’esterno:
LETITIÆ ET VERITATIS
HOSPITIVM
IO ANGELVS FRACASSETTVS
EXTRVXIT
ANNO 1706
(Ospizio di letizia e di verità Giovanni Angelo Fracassetti eresse nell’anno 1706).
Successivamente il palazzo passò a diversi proprietari.
Oggi a fianco dell’antica contrada di Casarola sta sorgendo il nuovo villaggio ecologico a basso impatto ambientale.
Storico, Gabriele Medolago
Il Castello Fracassetti
L’antico borgo Casarola comprende il Castello agricolo Fracassetti la cui realizzazione delle parti più antiche è attribuibile al ‘400 per adattato a fine ‘600.
Il complesso Castello è circondato da tre ampi cortili interni perimetrati da muri di recinzione anch’essi in pietra locale, l’edificio si sviluppa su due/tre piani e cioè mq 2432.
Il Castello presenta delle peculiarità estremamente rare quali una bellissima e ampia cantina a botte in pietra con pozzo, locali affrescati, le pavimentazioni in pietra interne ed esterne e in generale finiture e risultati di tecniche costruttive di altri tempi.
Il complesso o le sue aree di pertinenza esterne non hanno vincoli artistici.
L’ipotesi di riutilizzo possono essere le più svariate, ma considerata la sua collocazione si può presupporre dalla residenza ordinaria, alla residenza sanitaria per anziani, alla ristorazione ordinaria con propensione per le cerimonie, all’attività ricettivo alberghiera con sala meeting, beauty-farm centro benessere, edificio di rappresentanza direzionale-terziario-scolastico, e altro.
"I portici dei cortili del Castello Fracassetti"
"Le stanze del Castello"
La Funivia di Valcava
Valcava è una località montana, frazione del comune di Torre de' Busi (provincia di Lecco), a 1200m di altitudine sul crinale prealpino orobico tra il Monte Tesoro e il Monte Linzone. È nota soprattutto per essere un valico stradale (valico di Valcava) che collega la Valle San Martino, e dunque la zona del Lecchese, con la Valle Imagna in territorio bergamasco. Occupa anche un posto nella storia degli sport invernali, essendo stata tra le prime stazioni sciistiche della Lombardia e delle Alpi Centrali, attiva fino ai tardi anni settanta, servita da una storica funivia con partenza a Torre de' Busi, progettata dall'ing. Luis Zuegg e aperta nel 1928, dunque una delle prime in Italia: dell'impianto si conservano ad oggi la stazione di arrivo a Valcava e, in essa, una delle cabine.
La progressiva estensione del concetto di patrimonio culturale, di cui è riprova la stessa definizione di bene culturale presente nell'attuale Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, si fonda sulla convinzione,ormai consolidata, che espressioni rappresentative della vita di una comunità locale, così come di un'intera nazione, non siano soltanto i manufatti comunemente definiti "monumenti", in quanto di alto valore storico o artistico, ma anche da un lato le applicazioni più innovative della ricerca, quali "i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica" e i mezzi di trasporto storici; dall'altro le espressioni, certo più discrete e meno celebrate, di saperi condivisi, i caratteri formali ricorrenti, oltreché gli esiti di rapporti particolarmente riusciti, ossia vitali e proficui, tra popolazione e territorio.
"Torre De' Busi, 1928"
La Funivia di Valcava, della quale si celebrano gli ottant’anni dall’inaugurazione, costituisce … un interessante esempio … del fortunato combinarsi di molti di questi aspetti: solo l’ingegno e la non comune capacità tecnica dell’ingegner Luis Zuegg, attraverso la costruzione dei un impianto per l’epoca di assoluta avanguardia, ha consentito infatti, seppure per pochi decenni, lo sviluppo sorprendente dell’insediamento di Valcava, altrimenti difficilmente accessibili, e ha garantito a generazioni di turisti e sportivi la agevole fruizione di un ambiente di notevole qualità paesaggistica.
Prof. Arch. Paolo Bossi
La cresta dell’Albenza è una zona poco accessibile, sia dal versante di ponente (Val San Martino) che da quello di levante (Valle Imagna).
Nel secolo scorso durante alcuni decenni la funivia ha rappresentato l’unico collegamento efficiente fra Torre De’ Busi ed il valico di Valcava.
I costruttori ed i gestori dell’impianto hanno operato spesso in condizioni molto difficili, sia per quanto riguarda le esigenze tecniche che i problemi economici. D’altra parte, tutta la popolazione, in quell’epoca ed in questi luoghi, si confrontava ogni giorno con le dure necessità della vita.
Nata dall’esperienza delle teleferiche militari, la funivia è stata un esempio della attenzione che si deve dedicare a tutte le risorse disponibili per ottenere un risultato accettabile, pure con l’impiego di mezzi severamente limitati.
Un ingegnere francese, più o meno negli stessi anni del ‘900, diceva che “ogni mancanza di destrezza si paga con un supplemento di povertà”. Di tal genere, se non tale appunto, era anche la convinzione che ispirava l’ingegner Zuegg e tutti gli altri protagonisti di questa vicenda: questo è il significato che ha per noi, ancora oggi, la rievocazione di quell’opera e la riconoscenza verso chi l’ha realizzata, ed anche verso chi ora ne rende testimonianza per il futuro.
Prof. Ing. Bruno Stupazzini
Il Manzoni e Torre De' Busi
Grazie alla splendida cornice, caratterizzata dai luoghi della Provincia di Lecco, la Valle San Martino ha ispirato nei diversi secoli grandi personaggi come Leonardo e Manzoni, quest'ultimo vi ha trovato ispirazioni per i celebri protagonisti de "I Promessi Sposi".
La torre al centro del paese di Torre De' Busi commemora il passaggio manzoniano con un'incisione dedicata allo scrittore e ai luoghi che guidarono la sua penna.